Le strade piene di giovani manifestanti, poi i video degli obitori con i loro corpi, diventati in molti casi cadaveri. Sono scene che hanno scioccato Sohyla Arjmand, storica attivista iraniana sotto le Due Torri, la cui famiglia è stata sterminata dal regime negli anni ‘80. E che in questi giorni è tornata in piazza Nettuno per chiedere solidarietà al suo popolo e una mobilitazione generale.
«Immagini terribili. Ma quasi allo stesso modo - spiega - mi hanno turbato le discussioni, le liti che si sono consumate nella nostra comunità locale iraniana mentre lì avviene uno dei più grandi massacri della storia».
Iran, Sotoudeh: “Il governo ha sequestrato una nazione. È un punto di non ritorno”
di Gabriella Colarusso
Lo racconta dalla porticina del suo ristorante, “Parsit”, in Bolognina, «aperto nonostante questi giorni di lutto, in cui non ho la forza di fare niente. Continuo a servire ai tavoli, a mettermi il rossetto, per non fare vedere quanto ho pianto. Ma poi crollo quando un cliente mi chiede di più».














