Rafforzare il partenariato economico e industriale, dall’intelligenza artificiale all’aerospazio, dai semiconduttori alle materie prime critiche. Rendere le catene del valore «sempre più forti e sicure». «Dare maggiore sistematicità al coordinamento politico sui grandi temi internazionali», a partire dalla sicurezza dell’Indo-Pacifico. Sono questi i tre obiettivi prioritari condivisi da Giorgia Meloni con il presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung, durante il bilaterale a Seul che si è svolto alle 11 ora locale (nella notte italiana) nella Blue House presidenziale spolverata di neve.

Più in generale, lo scopo del faccia a faccia è stato quello di «esplorare il potenziale inespresso straordinario» dei rapporti bilaterali. Potenziale «illimitato», secondo Lee: «Unendo la tradizione della forza scientifica dell’Italia con il Dna dell’innovazione della Corea potremo creare una sinergia straordinaria e risultati di grande valore».

Il bilaterale a Seul, poi il ritorno a Roma

Meloni è la prima premier italiana in visita ufficiale in Corea da 19 anni (l’ultimo era stato Romano Prodi) e la prima europea dall’insedimanento di Lee. Bisognava «colmare un vuoto troppo lungo», dice nelle dichiarazioni congiunte alla stampa. «Italia e Corea sono vecchi amici - le fa eco Lee -: due anni fa è stato il 140° anniversario delle nostre relazioni diplomatiche, elevate nel 2018 a partenariato strategico». Il bilaterale è l’ultima tappa della missione asiatica della premier, pronta a tornare a Roma. Con il fiato sospeso, sul fronte esterno, per capire l’evoluzione delle relazioni tra Stati Uniti ed Europa, precipitate sul caso Groenlandia. E determinata ad affrontare con gli alleati, sul piano interno, il nodo del pacchetto sicurezza, in vista del Consiglio dei ministri domani. Di certo, nell’agenda di Meloni, c’è per ora soltanto il Consiglio europeo straordinario convocato da Antonio Costa a Bruxelles per giovedì. Si allontana, invece, l’ipotesi di fare tappa a Davos per la riunione del Board of peace per Gaza e la conferenza sull’Ucraina: troppe le tensioni con Trump, troppe le incognite.