Non solo commesse, ma collaborazioni strategiche da potenziare a tutto campo: da tech e robotica alla difesa, come già testimonia l’ambizioso programma Gcap per il caccia di sesta generazione, da farmaceutica e medicale alla chimica, dall’auto a macchinari e beni intermedi, dallo spazio all’energia. Senza contare l’alleanza sul piano politico, che guarda non solo alla stabilità nell’Indo-Pacifico, sempre più oggetto delle mire cinesi, ma anche al Sud globale e in particolare all’Africa.
In un mondo in fiamme, è un patto di ferro a base di industria e geopolitica quello che Giorgia Meloni ha siglato con Sanae Takaichi, l’unica altra donna del G7, come lei la prima a guidare il suo Paese, come lei conservatrice e nazionalista, come lei chiamata ad affrontare la sfida dell’inverno demografico. «Amicizia e sintonia» (simbolicamente raffigurata nella foto delle premier in versione anime diffuse via social) utili per unire le forze e coordinarsi in tutti gli organismi multilaterali, dall’Onu al G7.
Lo spirito del “ganbaru”
Lo spirito? Quello del “ganbaru”, la parola giapponese - ha detto Meloni - che non vuol dire solamente fare del proprio meglio, significa fare più del proprio meglio, cioè ambire a superare sempre i propri limiti, non accontentarsi mai di dove si è arrivati». L’approccio giusto, secondo la presidente del Consiglio, «per fare il bene dei nostri popoli, delle nostre nazioni, che sono grandi nazioni, eredi di grandi storie e che di grandi storie possono di nuovo essere protagoniste».












