Si può uscire dalle fiamme dell’inferno in una notte maledetta e rivedere la luce della vita di tutti i giorni come affacciandosi in Paradiso. Si possono riaprire gli occhi e passare dall’orrore del nulla alla meraviglia di esserci. C’è stato un prima, un durante e, purtroppo non per tutti, un dopo “Le Constellation” di Crans-Montana. Risvegliarsi e chiedere un po’ di normalità, come fosse un bicchiere d’acqua per togliere l’arsura; vedere rispalancarsi la finestra sul mondo e annusare avidamente gli odori di disinfettanti e medicinali dell’ospedale come fossero un profumo per cancellare il tanfo di bruciato del sotterraneo andato a fuoco per festeggiare in allegria l’anno nuovo.
La vita nuova - concessa dal caso, dal fato, dal destino o dalla provvidenza, a seconda da quale angolazione la si guardi- si materializza all’improvviso cominciando a riannodare i fili del passato recente a un presente incerto e a un futuro tutto da costruire. Uno dei ragazzi feriti nell’incendio del locale svizzero, uscendo dopo due settimane dal coma farmacologico e riproiettato a un’altra dimensione, è passato dal nero delle stelle spente al bianco della stanza del Centro grandi ustionati del Niguarda di Milano. Manfredi ha 16 anni appena e un nome importante, quello del re di Sicilia figlio dell’imperatore Federico II, che la storia ci ha consegnato col nome di stupor mundi.








