PORDENONE - In una scuola della città, una ragazza esce dalla classe, sta seduta su un banchetto del corridoio, le scende una lacrima. Quella lacrima era per Paul. Un amico. I genitori non l'hanno lasciata andare al funerale. Ma lei era lì con lui. E con lei un mare di ragazzi. Alle 10 in punto in tutte le scuole di Pordenone si è fatto come chiesto dal sindaco Alessandro Basso, un minuto di silenzio per il quindicenne deceduto per un'aritmia maligna alla Vigilia di Natale sul campetto "Spazio X". Le preghiere si sono unite ai ricordi. Poco prima sono arrivati alla chiesa di San Francesco in autobus, in bicicletta, a piedi centinaia e centinaia di amici, i compagni di scuola del Mattiussi e quanti l'avevano conosciuto. Un esempio per tutti di come una vita vissuta nel lampo di 15 anni possa restare indelebile.
Paul ballava sempre ed era un sole. Ridere e vivere. Questo era Paul. Da brividi la commozione ieri nella chiesetta vicina a quel campetto di gioco in cui il ragazzo si divertiva pensando che un giorno sarebbe diventato un campione. Lo era già campione di simpatia, di impegno nello sport, di generosità. Lui c'era per gli amici di "Largo" (Cervignano, ndr), i ragazzi che vivono assieme inverni ed estati, fuori a scherzare, a trascorrere gli anni più belli correndo dietro ad un pallone, parlando delle prime cotte, delle amicizie. Di sogni. Paul voleva diventare come Ronaldo. Anche all'istituto "Mattiussi" si era fatto volere bene dai docenti e dai compagni della seconda A, tutti presenti al funerale con la dirigente Alessandra Rosset che si è stretta al dolore dei familiari. Anche nella grande famiglia del Torre calcio, Paul aveva macinato consensi, goal dopo goal, ma anche pacche sulla spalla ai compagni e grandi discorsi di incoraggiamento lo avevano reso speciale, un leader. Un trascinatore.







