Mirano (Venezia)
Caro lettore, la scomparsa di Annabella, le infruttuose ricerche e infine la notizia del ritrovamento del suo fragile corpo ormai senza vita hanno colpito tutti. Perché è difficile accettare l'idea che una ragazza così giovane, dal sorriso così coinvolgente, dalla bellezza radiosa possa decidere di togliersi la vita e decida di farlo in un modo così atroce. Impicciandosi.
Però dobbiamo accettare una realtà: dietro quel volto apparentemente sorridente, sereno e aperto alla vita delle foto pubblicate sui giornali, c'era anche un'altra Annabella, forse la vera Annabella. Una giovane donna tormentata nel cuore e nell'anima, tragicamente afflitta dal male di vivere. Che aveva anche cercato inutilmente di curare. Eppure la presenza di un pezzo di nastro adesivo sulle sue labbra ormai senza vita e alcuni messaggi scambiati un anno fa con un anonimo amico hanno alimentato nelle scorse ore sospetti e fornito argomenti e pretesti a leoni da tastiera e complottisti da scrivania per scatenarsi sui social in fantasiose interpretazioni e improbabili retroscena. Per confutare le ricostruzioni ufficiali e ipotizzare scenari diversi da quelli del suicidio.
A nulla sono valse le rassicurazioni degli investigatori: Annabella si è tolta la vita, non c'è nessun'altra ipotesi su cui indagare, non c'era nessuno con lei in quel bosco sui Colli padovani. Le due pizze che aveva acquistato e le lattine di Coca Cola che sono state ritrovate accanto al suo corpo non significano nulla. Inutile: sui social, ma non solo, hanno continuato a rincorrersi le "altre verità". A moltiplicarsi i sospetti su quello che non torna.














