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Un racconto della dittatura e del suo linguaggio perverso

Herta Müller è nata nel 1953 nel villaggio di lingua tedesca di Nitzkyodrf. Siamo nel cuore dell'Europa, al confine tra Serbia, Romania e Ungheria. Dopo aver studiato letteratura, viene assunta come traduttrice da una azienda. La Securitate le chiede di collaborare e diventare un'informatrice. Lei rifiuta e da quel momento finisce nel mirino del Regime. Esordisce, all'estero, con i racconti di Bassure, censurati in patria. È il 1982. Nel 1987 è costretta a lasciare la Romania e va in esilio a Berlino ovest. Nel 2009 vince il Premio Nobel per la letteratura e diventa famosa per libri come Il paese delle prugne verdi, Lo sguardo estraneo, In viaggio su una gamba sola.

Oggi esce Una mosca attraversa mezza foresta. Storie di regime, esilio e libertà (Feltrinelli, pagg. 110, euro 16). Il libro è una raccolta di articoli nei quali Müller descrive l'assurdità del sistema socialista (ma anche del nostro) mettendo in luce aspetti un po' diversi da quelli a cui ci ha "abituati" la letteratura della dissidenza. Sarà che il regime di Nicolae Ceausescu aveva caratteristiche tipiche di una satrapia paranoide. Senza dubbio questi articoli hanno qualcosa di unico forse perché partono sempre da osservazioni sulla lingua del potere e dell'opposizione al potere.