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Romanzi e racconti ben lontani dall'idillio: così il quotidiano si rivela più inquietante di un noir

Se ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, beh, c'è perfino chi affronta un destino peggiore di Anna Karenina... Quelle che abbiamo raccolto in questa pagina sono storie di famiglie più inquietanti della media: il grottesco che sfiora l'orrore di Fiori in soffitta di V.C. Andrews (Ne/oN), la fiaba nera di Barbara Comnys L'albero di ginepro (Safarà), i mostri autolesionisti che emergono nei racconti di Samanta Schweblin (Il buon male, Einaudi) e il ritratto spietato della crudeltà dominante in una famiglia dell'upperclass britannica di Lord Jim a casa di Dinah Brooke (Sellerio). Quattro opere che non si ritraggono di fronte all'estremo che può abitare nella nostra intimità quotidiana.

«C' era una volta un Re, che regnava su un piccolo ma bellissimo regno. Il Re ha un figlio e per dimostrare di essere adatto all'eredità il figlio è costretto a superare varie prove. Le fallisce...». Lord Jim a casa di Dinah Brooke (Sellerio, pagg. 324, euro 16) non è una favola e il regno di cui parla è ben lontano dall'essere «bellissimo», poiché casa Trenchard è dominata dalle regole non scritte dell'alta borghesia britannica. Il figlio del Re, il Principe, si chiama Giles e fin da neonato viene abituato dalla tata, che riesce nell'impresa di essere perfino peggiore dei genitori, a vessazioni crudeli: legato se piange di notte, chiuso in un armadio se cerca la mamma o se succhiando il latte la sporca, soffocato nei suoi stessi pannolini sporchi.