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Ultimo aggiornamento: 7:15
L’incidente di Palomares del 17 gennaio 1966 è una di quelle vicende che l’Europa tende a ricordare poco, forse perché mette a nudo una verità scomoda: anche il nostro continente, spesso percepito come distante dai grandi disastri nucleari, è stato teatro di un rischio enorme e sottovalutato.
Quattro bombe all’idrogeno statunitensi da 800 kg l’una – ciascuna potente come 100 volte la bomba che cancellò Hiroshima – caddero nei pressi di un piccolo villaggio andaluso dopo la collisione in volo di due aerei militari: un’aerocisterna carica di combustibile e un bombardiere che trasportava le testate termonucleari. Due ordigni detonarono solo la parte di esplosivo convenzionale, e dispersero materiale radioattivo sul suolo spagnolo. Oltre a ciò, precipitarono anche le carcasse dei velivoli: oltre 100 tonnellate di macerie caddero sul suolo della piccola città spagnola.
Tre delle quattro bombe furono recuperate subito, ma per la quarta si dovettero eseguire ricerche nel Mediterraneo: venne riportata a galla solo in aprile, dopo un recupero da 869 metri di profondità. Non ci fu un’esplosione nucleare, ma le conseguenze ambientali e sanitarie segnarono profondamente il territorio e la popolazione.






