«L’85 per cento della materia dell’universo è oscura: non sappiamo cos’è. Vediamo solo gli effetti gravitazionali, vediamo che i conti non tornano, ma non sappiamo di cosa sia fatta. Abbiamo diverse teorie, una è che si tratti di nuove particelle. Io mi occupo di questo. Di materia oscura. Lavoro sulla rivelazione indiretta: guardo l’universo con il James Webb e altri telescopi e cerco segnali che non si spiegano con l’astrofisica standard. È come lavorare in un cantiere pieno di rumore e cercare di capire chi parla sottovoce. Per questo sviluppo tecniche statistiche per distinguere un segnale debolissimo dal rumore dominante».

L’ingegnera italiana che rimette in volo i Canadair per spegnere gli incendi che bruciano il mondo

13 Dicembre 2025

Elena Pinetti è nel suo appartamento a New York in una casa piena di piante lasciate dagli amici partiti per le vacanze. Ha 31 anni, ma ne dimostra meno, e una carriera piena di premi. Sorride, quasi prendendosi in giro.

«In realtà nella vita vorrei dedicarmi al tè con i biscotti e fare plant sitting». È una fisica delle particelle, è innamorata della scienza da sempre. «Se mi incontravi a 5 anni, ti dicevo che da grande avrei fatto la scienziata». Oggi lavora al Center for Computational Astrophysics (CCA) del Flatiron Institute a New York, uno dei centri di riferimento internazionali per l’astrofisica computazionale della Simons Foundation. Ha appena vinto un premio prestigioso dalla Società di Fisica Americana. Il premio si chiama l’Henry Primakoff Award for Early-Career Particle Physics 2026, viene assegnato ogni anno a un solo fisico delle particelle e Pinetti lo ha vinto “per le idee originali e la ricerca innovativa nello studio della materia oscura, degli oggetti astrofisici compatti, delle sorgenti ad alta energia e della radiazione cosmica lungo l’intero spettro elettromagnetico”.