Giancarlo Lotti, 'compagno di merende' di Pietro Pacciani e Mario Vanni, collaboratore di giustizia, 'pentito' in quella stagione di indagini sul Mostro di Firenze, fu indagato dal pm Paolo Canessa come l'omicida di Clelia Cuscito, prostituta 37enne trovata uccisa in casa il 14 dicembre 1983 nel capoluogo toscano.
E' la prima volta che si viene a sapere di Lotti indagato in questo assassinio ed è un aspetto che potrebbe rinnovare un canale investigativo fra i delitti delle coppiette e la striscia di sangue di quattro prostitute uccise a Firenze, tra il 1982 e il 1984, quattro casi irrisolti. Gli inquirenti nei decenni ci hanno lavorato a più riprese su questi femminicidi di cui non è stato scoperto l'autore, o gli autori. Oggi arrivano suggerimenti per scavare nel cold case e esplorare contiguità con la vicenda del Mostro.
Un esposto depositato dall'avvocato Mattia Alfano insieme a privati che con lui hanno fatto ricerche, Matteo Calì giornalista, e Loris Bonacci Martinelli consulente, indica il nome del possibile assassino della Cuscito, un uomo ancora in vita, oggi anziano, noto nel mondo della pornografia, tra noleggio di Vhs a luci rosse e produzione di filmini amatoriali che avrebbero coinvolto anche insospettabili coppie fiorentine, molto peggio che una stravaganza per il costume dell'epoca. Clelia Cuscito, ex infermiera, fu colpita da 15 fendenti nell'alloggio di via Giampaolo Orsini 64 dove riceveva i clienti. La prima coltellata fu esiziale, alla carotide, le altre di accanimento. In casa aveva 46 videocassette a luci rosse: ci intratteneva i clienti - "una pratica innovativa - è stato detto - per cui era nota", più un'agenda telefonica con pagine strappate, mentre fra le tracce di sangue è considerata di interesse un'impronta digitale ed ematica su un interruttore della luce: con le tecnologie attuali potrebbe dare nuove risposte.








