Una paziente su dieci con un tumore al seno è una donna giovane, sotto i quarant’anni. Il carcinoma mammario, infatti, rappresenta più del 40 per cento di tutti i tumori diagnosticati prima dei cinquant’anni. Ma la buona notizia è che una gravidanza dopo la malattia è possibile, sempre di più: una paziente su quattro, infatti, decide di sottoporsi a trattamenti per il congelamento degli ovociti prima di cominciare i cicli di chemioterapia. E gli ultimi studi dimostrano che la stimolazione ormonale per poter prelevare e poi conservare gli ovociti è una procedura sicura: che non aumenta il rischio di recidiva.

Tumore e maternità: un sogno possibile

È quanto emerge dai risultati dello studio “Prefer”, coordinato da Università di Genova e Policlinico San Martino, che ha coinvolto 746 donne tra i 18 e i 45 anni, presentato al meeting internazionale San Antonio Breast Cancer Symposium e al centro del convegno nazionale “Back From San Antonio” che si apre a Genova, ai Magazzini del Cotone, venerdì 16 gennaio. Uno dei temi centrali è proprio quello della fertilità.

Mettere al mondo un figlio dopo un tumore al seno è un sogno che in Italia, oggi, riescono a realizzare solo cinque pazienti su cento con meno di quarant’anni. Genova, su questo fronte, è un centro di eccellenza a livello internazionale: è qui, infatti, che è nata nel 2001 la prima Unità di Oncofertilità in Italia. Grazie a percorsi assistenziali all’avanguardia, dunque, una donna su dieci riesce ad avere un figlio dopo la diagnosi di tumore del seno: il doppio rispetto alla media nazionale. Un risultato che pone l’Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico San Martino ai primi posti in Europa.