Le Alpi e le Prealpi lombarde, meta degli amanti della montagna, rifugio per chi fugge dalla calura o dallo stress delle città, nascondono un problema crescente: la plastica abbandonata lungo i sentieri. Una ricerca condotta da un team guidato da Taise Litholdo e Roberto Ambrosini dell’Università degli Studi di Milano ha mappato 28 percorsi tra il 2020 e il 2024, raccogliendo quasi quattro chili di rifiuti di plastica abbandonati per incuria e per distrazione. Alcune, semplici, soluzioni per evitare che le Alpi si trasformino in montagne di plastica ci sarebbero.

I rifiuti, in tutto 979 oggetti per un peso totale di 3,784 grammi, tutti di dimensioni superiori ai 5 mm (mesoplastica e macroplastica), sono stati raccolti dalle basse quote (500 metri sul livello del mare) fino alle cime più elevate (3.000 metri). Gli oggetti coprono un ampio spettro delle plastiche moderne, spiegano gli autori dello studio: ci sono il polipropilene, il polietilene, il cloruro di polivinile e il polietilene tereftalato. Tutti composti che non vorremmo nel piatto ma che possono essere ingeriti dalla fauna selvatica o anche quella domestica. Questi materiali, resistenti e persistenti, derivano principalmente da imballaggi alimentari, seguiti da frammenti di abbigliamento da montagna, prodotti sanitari e attrezzature da trekking. Le analisi statistiche confermano differenze significative tra categorie d’uso, con imballaggi alimentari nettamente più abbondanti.