Otto miliardi di tonnellate di rifiuti plastici invadono, oggi, il Pianeta. Nessun luogo è risparmiato: dalla cima dell’Everest ai fondali dell’Oceano, passando per le cosiddette «garbage patches», isole nate dall’incontro di grandi, enormi, ammassi galleggianti e non dall’immaginazione di qualche regista americano. Come nessun essere vivente: particelle invisibili, di micro e nanoplastiche, sono state ormai trovate anche negli organismi di specie marine e terrestri in tutto il mondo (sì, anche nei nostri gatti domestici), oltre che negli esseri umani. A lanciare l’ennesimo allarme è stato nei giorni scorsi uno studio pubblicato dalla rivista scientifica «The Lancet», mentre a Ginevra dal 5 agosto al 14 agosto i delegati di quasi 180 Paesi e l’Ue stanno affrontando il problema alla fonte, con l’obiettivo di fissare degli obiettivi vincolanti per ridurne la produzione.