La circolare Rai è datata 14 gennaio e firmata dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi. L’oggetto lascia pochi dubbi: “Consultazioni referendarie 22-23 marzo 2026”, data fissata nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri. Una comunicazione in poche righe: “Con riferimento alle consultazioni referendarie in oggetto, nonché alla relativa normativa in materia di c.d. ‘Par Condicio’ ed alle procedure aziendali di autorizzazione, si comunica la temporanea sospensione della possibilità di partecipazione del personale Rai (giornalistico e non) a trasmissioni televisive o radiofoniche di Emittenti concorrenti per tutto il periodo di vigenza della normativa sopra richiamata. Nel richiedere, pertanto, nell’ambito delle rispettive competenze, l’osservanza della suddetta disposizione, si inviano cordiali saluti”.

Nessuna ospitata nelle altre emittenti, nessun discorso sulle altre reti sulla riforma della Giustizia. “Abbiamo una domanda molto semplice per l’amministratore delegato, firmatario di questo atto: perché? Questa censura non c’entra nulla con la par condicio. È una restrizione preventiva del dibattito. Nel momento in cui i cittadini dovrebbero ascoltare più voci, la Rai sceglie di ridurle. Nel momento del confronto democratico, il servizio pubblico si chiude e mette il silenziatore ai suoi professionisti”, protesta Dario Carotenuto, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione di Vigilanza Rai.