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3 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 17:42

È “discriminatorio” obbligare i dipendenti e collaboratori Rai che aderiscono a partiti, hanno accettato una candidatura, sono attivisti sindacali o fanno parte di comitati referendari a prendersi ferie o andare in aspettativa durante la campagna per i referendum dell’8 e 9 giugno. Lo ha stabilito la sezione lavoro del Tribunale di Busto Arsizio (Varese), bocciando una circolare della Direzione generale di viale Mazzini che ha imposto a un'”ampia cerchia” di lavoratori – tra gli altri cameraman, fonici, tecnici delle luci, costumisti, scenografi, direttori della fotografia – con quelle caratteristiche “un obbligo di astensione dal lavoro mediante la fruizione di ferie e di aspettativa non retribuita”. La sentenza conferma un decreto cautelare già emesso nei giorni scorsi su ricorso dell’Associazione nazionale lotta alle discriminazioni con il sostegno del Sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil.

Secondo la giudice Franca Molinari la circolare disincentiva la partecipazione attiva alla vita sociale del Paese durante la campagna referendaria e politica e comprime diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, nonché dalla Carta diritti fondamentali dell’Unione e dalla CEDU. “Nella circolare”, spiega Molinari, viene “correttamente richiamata l’attenzione di tutti i dipendenti e collaboratori sulla necessità” del rispetto “delle vigenti norme di legge in materia di propaganda e informazione elettorale”. Ma si va anche “ben oltre al suddetto dovuto richiamo”, imponendo un “divieto a qualunque prestazione audio video resa da lavoratori e collaboratori, anche se non richiedono neppure una loro messa in onda” e aggiungendo che i loro nomi non possono essere indicati “come responsabili, autori o collaboratori” delle trasmissioni”.