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16 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 11:53

“È stato dichiarato deceduto alle 22:16 dopo aver accusato gravi problemi di salute. La causa del decesso è in fase di accertamento”. Dice così il comunicato stampa con cui la Immigration and Custom Enforcement ha dato notizia del decesso di Geraldo Lunas Campos, morto il 3 gennaio mentre era in custodia nel centro di detenzione di Camp East Montana, a El Paso, in Texas, il più grande degli Stati Uniti. Quel giorno Lunas, cubano 55 anni, “aveva iniziato a disturbare gli altri mentre era in coda per le medicine e si era rifiutato di tornare al dormitorio assegnato – prosegue il comunicato -. Successivamente è stato messo in isolamento. Durante l’isolamento, il personale lo aveva notato in difficoltà e aveva contattato il personale medico in loco per assistenza. Il personale medico è intervenuto, ha avviato le misure salvavita e ha richiesto l’intervento dei servizi medici di emergenza. Lunas è stato dichiarato deceduto dal servizio di emergenza medica”.

Secondo un dipendente dell’Ufficio medico legale di El Paso, però, le cose non sarebbero andate così. In un audio consegnato dalla figlia al Washington Post, l’uomo sostiene che l’ufficio potrebbe classificare la morte come omicidio: un medico “sta indicando come causa preliminare del decesso l’asfissia dovuta alla compressione del collo e del torace“. Una conclusione di questo tipo attirerebbe quasi certamente l’attenzione sul Camp East Montana, un colossale accampamento di tende al confine con il Messico costato 1,2 miliardi di dollari, dove i migranti hanno denunciato condizioni di detenzione precarie e abusi fisici.