Un robot che, in orbita, stringe un bullone su un satellite. Un braccio meccanico che orienta con precisione un telescopio spaziale. Un sistema automatico che apre e chiude gli sportelli di una navicella che viaggia intorno alla Terra.

Macchine capaci di muoversi, afferrare, riparare, lavorare nello spazio. Scenari che potrebbero diventare realtà grazie a un progetto coordinato dai ricercatori dell’Istituto di intelligenza meccanica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con gli esperti dell’Università di Trento e dell’Istituto italiano di tecnologia, e pubblicato su Nature Communications.

Dalla Terra allo spazio

Per comprendere l’importanza della ricerca, occorre fare un passo indietro. Sul nostro pianeta, i robot, impiegati nelle fabbriche, nei magazzini e negli ospedali, si muovono grazie a motori, ingranaggi e meccanismi tradizionali, realizzati cioè per funzionare in presenza di aria, attraverso la quale l’energia termica generata si disperde e i materiali riescono a mantenere condizioni operative stabili.

Il problema è che, in un ambiente privo di atmosfera, queste condizioni favorevoli non sussistono più: lo smaltimento del calore diventa difficile, i lubrificanti perdono efficacia, ogni componente aggiuntivo aumenta peso, complessità e rischio di guasti.