Avrebbe ucciso un compagno di cella inscenando un suicidio e, qualche giorno prima, con un complice, avrebbe cercato di ammazzare un altro detenuto, anche in questo caso simulando la sua impiccagione.
"Davano fastidio", sarebbe stato il motivo di tanta violenza.
Presunto autore dell'omicidio il 45enne Saverio Scarano, al quale è stata notificata in carcere dalla squadra mobile di Bari un'ordinanza di custodia cautelare. Il 45enne, con un altro detenuto, il 24enne Vincenzo Guglielmi (finito agli arresti domiciliari e oggi collaboratore di giustizia), risponde anche del precedente tentato omicidio.
La vicenda, definita dagli inquirenti baresi "raccapricciante per la pochezza umana", si consuma in una cella sovraffollata del carcere di Bari, la 2 bis, a ottobre 2024. Il "clima di terrore" creato da Scarano e Guglielmi, che i compagni di cella chiamavano "sceriffi" e "giustizieri della notte", ha portato alla morte del 65enne di Gravina in Puglia Giuseppe Lacarpia, che era in carcere con l'accusa di aver ucciso la moglie qualche settimana prima, e al ferimento del 28enne Mirko Gennaro.
L'aspetto "più inquietante", per usare le parole degli inquirenti, è la mancanza di moventi. Lacarpia sarebbe stato ammazzato "perché dava fastidio, parlava da solo, anche di notte, pregava in continuazione, provocava cattivo odore nella cella e per questo, tra un risolino e l'altro", Scarano avrebbe deciso di ucciderlo. Il giorno in cui fu ucciso, Lacarpia era stato autorizzato ad andare al cimitero a visitare la tomba della moglie. La notte fu sorpreso nel sonno, preso con un laccio alle spalle e soffocato, poi legato ad una sbarra della testiera del letto con un cappio.








