Non fu un suicidio ma un omicidio, quello di Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina che il 6 ottobre avrebbe ucciso la moglie 60enne, Maria Arcangela Turturo, dopo aver simulato un incidente mentre rientravano a casa da una festa.

Lo hanno scoperto gli uomini della polizia di Stato, nell’ambito dell’inchiesta aperta subito dopo il decesso, avvenuto il 22 ottobre 2024 nel carcere di Bari. In relazione a quell’omicidio e a un tentato omicidio – sempre nel penitenziario del capoluogo barese – sono stati eseguiti due arresti, al termine di un’inchiesta che era stata aperta dal pm Claudio Pinto con l’ipotesi di istigazione al suicidio e poi si è evoluta in un’altra direzione.

Lacarpia era morto per soffocamento, attuato tramite un lenzuolo della cella. Nessun dubbio, già prima della sua morte, gli inquirenti avevano avuto sul fatto che fosse lui il responsabile del decesso della moglie, che – dal letto dell’ospedale – aveva raccontato a una delle figlie che il marito l’aveva chiusa nell’auto in fiamme e che voleva ucciderla. L’omicidio della donna era avvenuto a Gravina nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2024.

Uccisa dal marito a Gravina, chi era Maria Turturo: le denunce per i maltrattamenti e il figlio che si ferì per difenderla. Sui social scriveva: “Vogliamoci bene. Da vivi non da morti”