Bologna – Secondo la perizia della procura, potrebbe non trattarsi di un omicidio, ma semplicemente un tragico incidente. “Sto uscendo da un incubo”, ha detto Lorenza Scarpante, accusata del delitto del marito Giuseppe Marra. Ieri (23 gennaio) il giudice Claudio Paris, accogliendo la richiesta degli avvocati Chiara Rizzo e Guido Todaro, ha disposto la scarcerazione della 56enne in carcere dopo i fatti della notte tra il 26 e il 27 maggio dello scorso. Marra, 59 anni, titolare di una rivendita di Cannabis light in via Indipendenza, venne trovato morto nell’abitazione dove viveva con la moglie, in via Zanolini.
L’appartamento di via Zanolini
Nel corso del primo interrogatorio con gli inquirenti, l’indagata aveva respinto le accuse, affermando che quando si era svegliata quel mattino aveva trovato il marito morto in una pozza di sangue. Nel corso della successiva udienza di convalida del fermo si era avvalsa della facoltà di non rispondere. All’inizio di dicembre la prima sezione penale della Corte di Cassazione aveva respinto il ricorso proposto dalla difesa di Lorenza Scarpante, stabilendo che la donna doveva rimanere in carcere.
Il consumo di stupefacenti
Per la prima ricostruzione dei carabinieri, la donna dopo avere consumato sostanze stupefacenti assieme al marito aveva colpito a morte il compagno e, in assenza di un’arma del delitto, l’accusa aveva sostenuto la possibilità che l’avesse ucciso, sbattendogli ripetutamente la testa contro gli spigoli del corridoio .Qualcosa è però cambiato di recente, grazia a una perizia chiesta dalla Procura. Gli esperti analizzando le tracce di sangue hanno infatti “escluso che la ferita alla testa (l’uomo è morto dissanguato) sia riconducibile all’effetto di un corpo contundente inferto da terzi”, e spiegato come invece possa essere trattarsi di una “lesione autoinferta”.









