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Le tecnologie di sorveglianza di un'azienda cinese sono accusate di aiutare Teheran a identificare e reprimere i manifestanti iraniani scesi in piazza in questi giorni

Le proteste di massa che stanno scuotendo l'Iran hanno riportato sotto i riflettori il ruolo delle tecnologie di sorveglianza straniere nella repressione del dissenso. Attivisti e analisti occidentali hanno infatti accusato una grande azienda hi-tech cinese di aver fornito strumenti decisivi alle autorità iraniane per identificare, tracciare e arrestare i manifestanti. Al centro delle polemiche troviamo Tiandy Digital Technology, società con sede a Tianjin specializzata in sistemi di videosorveglianza avanzata. Secondo le accuse, le sue tecnologie – basate su intelligenza artificiale, riconoscimento facciale e analisi dei big data – avrebbero rafforzato in modo significativo la capacità dello Stato iraniano di controllare le piazze e colpire l'opposizione.

Secondo quanto riportato da Newsweek, Tiandy avrebbe contribuito a potenziare gli apparati di sicurezza iraniani durante le attuali e precedenti ondate di proteste. Craig Singleton, docente a Stanford e senior fellow della Foundation for Defense of Democracies, sostiene che i sistemi di sorveglianza dell'azienda aiutino le forze di sicurezza a identificare rapidamente i manifestanti, collegando volti, movimenti e dati raccolti nello spazio pubblico. Singleton ha parlato di "repressione come servizio", specificando che non si tratterebbe di un uso improprio isolato, ma di un modello di business consapevole.