Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
15 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:07
“Visibilmente irrigiditi e frettolosi per la nostra presenza” così gli investigatori svizzeri sono apparsi durante il sopralluogo effettuato dai funzionari italiani, inviati in Svizzera tra il 4 e il 5 gennaio 2026 per supportare le autorità locali nell’indagine sull’incendio al locale Le Constellation di Crans-Montana, dove 40 persone sono morte soffocate dal fumo, schiacciate da chi è riuscito a fuggire. Un disastro che ha sollevato interrogativi non solo sulla gestione della sicurezza, ma anche sullo sviluppo delle indagini e sulla loro trasparenza e che ha spinto i legali dei parenti a presentare addirittura una clamorosa istanza di ricusazione dell’intera procura di Sion. Un’attività interforze – eseguita in ambito Interpol – e “avvalendosi” del centro universitario di Medicina legale di Losanna. Una relazione stilata dieci giorni fa, ma che fotografa una situazione – lo svolgimento delle indagini – più volte denunciata dagli avvocati di parte civile.
Durante il sopralluogo, gli investigatori italiani hanno avuto modo di esaminare il luogo della tragedia, un locale interrato di circa 70 mq, privo di finestre e ricavato da spazi originariamente destinati a garage o cantine. L’arredamento, composto da materiali altamente infiammabili come spugna e vinile, ha contribuito a un incendio devastante, che ha distrutto arredi e attrezzature, fondendo anche i calici appesi e danneggiando i monitor alle pareti. Ma a preoccupare non è solo la dinamica dell’incendio, quanto il modo in cui sono state condotte le indagini.







