Compie un primo passo concreto la "cooperazione rafforzata" tra l'Italia e la Svizzera nell'inchiesta sul rogo del Constellation, a Crans-Montana, in cui sono morte 41 persone, di cui 6 ragazzi italiani.
I pm di Roma saranno infatti a Sion oggi e domani per esaminare e selezionare gli atti dell'indagine svizzera utili al procedimento aperto a piazzale Clodio per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni.
Inizia dunque quel percorso di collaborazione annunciato il 19 febbraio scorso, a Berna, nel vertice tra il procuratore capo della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud. Un'importante attività che si inscrive nell'ambito di una "assistenza giudiziaria", ma che non si configura ancora come un'inchiesta con una "squadra investigativa comune", come invece aveva auspicato a fine gennaio la premier Giorgia Meloni.
Dal clima di collaborazione e dagli eventuali sviluppi che ne emergeranno dipenderà una questione cruciale sul fronte diplomatico: il rasserenamento dei rapporti tra i due Paesi e l'eventuale rientro a Berna dell'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma dal 24 gennaio scorso. I magistrati romani, accompagnati dai funzionari della squadra mobile e dei vigili del fuoco e dagli ufficiali di collegamento dell'ambasciata italiana, arrivano a Sion in una settimana in cui gli inquirenti svizzeri hanno impresso una nuova accelerazione all'attività investigativa. Proprio mercoledì è in programma l'audizione di una testimone chiave: Rozerin Ozkaytan, la giovane fotografa del Constellation, sopravvissuta al rogo, dopo essere rimasta in coma per settimane. Inoltre, dal voluminoso dossier dell'inchiesta di oltre 3.500 pagine emerge ora un ennesimo inquietante dettaglio: una delle due porte di sicurezza, quella posta al piano terrento del Constellation, sarebbe stata chiusa con un chiavistello pochi secondi prima dell'inizio del rogo.






