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Le parole pronunciate da Rossetto nel giorno del sequestro di Askatasuna hanno spinto la procura a chiedere la revoca dei domiciliari per il fallimento della finalità rieducativa

"Ritengo anche utile, nella possibilità di qui in futuro, di riuscire ad avere lo sgombero dell’Askasatuna come elemento detonatore di possibili altri protagonismi, anche a livello nazionale, di realtà giovanili. Ma oggi l’importante sono i livelli di mobilitazione che si potranno dare nei prossimi giorni, settimane e anche mesi". Con queste parole Giorgio Rossetto, storico esponente della frangia no Tav della Val di Susa, commentava lo scorso 18 dicembre il sequestro dell'immobile occupato da Askatasuna. La particolarità è che Rossetto si trovava già ai domiciliari quando rilasciò questa intervista a Radio Onda Urto e che nonostante questo dichiarò di sperare che la risposta sarebbe stata "adeguata". La Procura di Torino, proprio per quelle parole, ha deciso di chiedere la revoca degli arresti domiciliari per il carcere.