Non fu un suicidio ma un omicidio, quello di Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina che il 6 ottobre avrebbe ucciso la moglie 60enne, Maria Arcangela Turturo, dopo aver simulato un incidente mentre rientravano a casa da una festa.
Lo hanno scoperto gli uomini della polizia di Stato, nell’ambito dell’inchiesta aperta subito dopo il decesso, avvenuto il 22 ottobre 2024 nel carcere di Bari. In relazione a quell’omicidio e a un tentato omicidio – sempre nel penitenziario del capoluogo barese – sono stati eseguiti due arresti, al termine di due inchieste che erano state aperte dal pm Claudio Pinto e dalla collega Ileana Ramundo con l’ipotesi di istigazione al suicidio e poi si sono evolute in un’altra direzione. Le ordinanze hanno riguardato il 45enne Saverio Scarano, ritenuto responsabile dell’omicidio di Lacarpia e del tentato omicidio di Mirko Gennaro, e il 24enne Vincenzo Guglielmi, che deve rispondere solo del tentato omicidio di Gennaro. Lacarpia – stando a quanto ha spiegato il procuratore aggiunto di Bari, Ciro Angelillis – sarebbe stato ammazzato perché “dava fastidio in cella” ovvero perché parlava sempre, pregava molto, non voleva sedersi con gli altri a mangiare e perché aveva problemi di salute che infastidivano gli altri.






