Roma, 14 gen. (askanews) – Dopo le levate di scudi a sostegno del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, innescate dalla durissima reazione dello stesso banchiere centrale a quella che ha indicato come una “minaccia di incriminazione” da parte del Dipartimento di Giustizia Usa, la procuratrice federale responsabile, Jeanine Ferris Pirro (il cognome si presta ovviamente a facili giochi di parole con la tipica espressione degli antichi romani) si è mossa al contrattacco via social.

E’ intervenuta con messaggio via X, su una procedura aperta, sostenendo che “il termine ‘incriminazione’ è uscito dalla bocca di Powell e solo dalla sua”. Secondo Pirro l’ufficio del procuratore degli Stati Uniti aveva contattato la Federal Reserve “in varie occasioni per discutere dei costi eccessivi” della ristrutturazione dell’istituzione monetaria “e dell’audizione del presidente”, ma queste comunicazioni “sono state ignorate e questo richiede l’uso di procedure legali, che non sono una minaccia”.

“Nulla di tutto questo sarebbe accaduto se avessero semplicemente risposto alle nostre richieste”, conclude la procuratrice.

Riavvolgendo il nastro: domenica notte Powell ha lanciato una ‘bomba’: con un videocomunicato sul portale della Fed, la banca centrale degli Stati Uniti, denunciava di aver ricevuto un mandato di comparizione davanti al grand jury per la questione dei costi di ristrutturazione dell’istituzione. Pari a 2,5 miliardi di dollari, sono molto lievitati rispetto alle stime iniziali. Powell ha parlato di una manovra “pretestuosa”, che puntava ad incriminarlo per minare l’indipendenza decisionale dell’istituzione monetaria.