BELLUNO - Sulla strada da Olimpia a Milano Cortina, la fiamma dei Giochi sarà portata da 10.001 tedofori. E si sa, nella magia che solo le Olimpiadi sanno creare, spunta anche qualche storia particolare. Come quella di Giuseppe Losso. O meglio, dei Giuseppe Losso. Proprio così, al plurale. Tedofori di generazione in generazione. Quasi in una staffetta in cui la fiaccola olimpica fa da testimone e passa dal nonno al nipote. È la storia di Giuseppe "junior" che conserva nella credenza di casa, come una reliquia, la torcia dei Giochi invernali edizione VII.

Quella torcia che è stata portata dal nonno Giuseppe Losso "senior" alla fine di gennaio del 1956, nel tragitto verso il braciere olimpico posizionato sotto le Tofane. La torcia non la stessa, ovviamente che "junior" porterà tra qualche giorno nello stesso tragitto. Stesso nome, stesso cognome, stesso compito da tedoforo... solo a distanza di 70 anni. Tra l'altro, anche l'età al momento del "trasporto olimpico" - è la stessa: "senior" era nato nel dicembre 1932 e aveva 23 anni quando è stato tedoforo, "junior" è del dicembre 2002, e ha 23 anni.

«Mio nonno corse nel tratto di Longarone, dove anche per queste Olimpiadi passerà la fiamma olimpica. Fare il tedoforo alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 significa molto per me perché a 70 anni esatti di distanza potrei rivivere un momento che ha vissuto mio nonno, di cui porto il nome ma che non ho potuto conoscere». Il Giuseppe nato negli anni Trenta, infatti, è morto nel 1971, giovane (dopo essere stato capitano del Belluno Calcio, dove ha giocato dal 53 al 59). E il Giuseppe degli anni Duemila avverte nello spirito olimpico un autentico punto di contatto con il suo avo.