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Ultimo aggiornamento: 10:47

di Luca Grandicelli

L’ondata di proteste che sta attraversando l’Iran nasce da profonde ferite interne alla società iraniana, maturate nell’ambito di una crescente insoddisfazione generale ma soprattutto di instabilità economica, dovuta alle pesanti sanzioni imposte dagli Stati Uniti, dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e dall’Unione Europea a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso.

Le rivolte iniziate a fine dicembre scorso esplodono infatti in un contesto di inflazione galoppante, disoccupazione giovanile e salari erosi, con una percezione diffusa che l’élite religiosa viva ormai in un’altra galassia rispetto alla vita quotidiana. In questi giorni, uomini e donne iraniani scendono in strada rischiando la propria vita sotto i colpi del regime di Khamenei non certo perché “telecomandati” dall’estero, ma perché effettivamente stretti tra povertà crescente e un sistema politico chiuso, incapace ormai di offrire canali di riforma reale.