Oggi Chiara Ferragni conoscerà il verdetto che chiude uno dei capitoli più controversi della sua carriera pubblica e imprenditoriale. Il giudice della III sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, pronuncerà la sentenza nel processo abbreviato che vede l’influencer imputata per truffa aggravata nei casi del pandoro “Pink Christmas” Balocco e delle uova di Pasqua “Dolci Preziosi”. Un processo che non arriva nel vuoto, ma al termine di un anno in cui l’immagine dell’ex regina dei social si è progressivamente sgretolata, sotto il peso delle indagini giudiziarie, delle sanzioni amministrative e di una crisi profonda anche sul piano societario.

L’accusa

Per la Procura di Milano la 38enne, da anni venerata imprenditrice dell’era digitale, non è stata una semplice testimonial, ma l’elemento centrale di una strategia commerciale costruita sfruttando il rapporto fiduciario con oltre 30 milioni di follower. L’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli hanno parlato di un “ruolo preminente” svolto dall’influencer e dal suo collaboratore dell’epoca Fabio Damato, con una capacità di diffusione “enorme” e un messaggio ritenuto ingannevole. Secondo l’accusa, alle società riconducibili a Ferragni spettava “l’ultima parola” negli accordi con Balocco e Cerealitalia, comprese le modalità di comunicazione ai consumatori. Un potere che, per gli inquirenti, si sarebbe tradotto anche nella gestione delle risposte – o delle mancate risposte – alle domande di chi chiedeva quanta parte del prezzo maggiorato dei prodotti fosse effettivamente destinata alla beneficenza.