Un solo lancio, mirato, simbolico, forse con testate fittizie per mandare un messaggio agli alleati europei di Kiev. È un missile balistico ipersonico Oreshnik da oltre 3 chilometri al secondo, 10 volte la velocità del suono, scagliato contro «la regione di Leopoli», nell’ovest del Paese. «Ostentatamente a ridosso dei confini dell’Unione europea», avverte il presidente ucraino Zelensky. Non per cambiare l’andamento della guerra, perché quel lancio non ha alcun valore militare, ma come avvertimento e per tracciare un confine politico. È successo la scorsa notte ed è la rappresaglia annunciata il 29 dicembre dal ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, la risposta a quello che Mosca ha rubricato come un tentato attacco ucraino con droni a una residenza di Vladimir Putin a Valdai. Kiev ha sempre smentito. Anche Washington, attraverso i suoi 007, ha messo in dubbio la versione russa. Ma tra giovedì e venerdì la punizione è arrivata lo stesso. L’Oreshnik vola verso ovest, e su Kiev piovono droni e missili su quartieri residenziali, infrastrutture critiche, reti energetiche.

Il bilancio è quattro morti e oltre venti feriti. Tra le vittime un soccorritore. Quattro medici e un agente di polizia feriti. Metà condomini della capitale restano senza riscaldamento e acqua, con temperature a meno di 8 gradi sotto lo zero. Il sindaco, Vitaliy Klitschko, invita chi può a lasciare la città cercando rifugio in centri dove ci sia ancora l’elettricità. Danneggiata anche l’ambasciata del Qatar. Doha protesta: è uno dei Paesi che hanno mediato gli scambi di prigionieri tra Russia e Ucraina. Poche ore dopo, Kiev accusa Mosca di aver colpito due navi mercantili nel Mar Nero: muore un marinaio siriano. Il ministero della Difesa russo rivendica «l’attacco massiccio» a obiettivi critici in quanto reazione all’«atto terroristico del regime di Kiev» contro la residenza dello Zar. L’Oreshnik era stato testato nel novembre 2024 contro una fabbrica militare a Dnipro. I servizi di sicurezza ucraini diffondono ora immagini di frammenti del vettore, senza indicare i danni.