MESTRE (VENEZIA) - Lui non l'avrebbe mai visto, eppure gliene hanno parlato diverse persone, tanto che alla fine era sicuro che quel file non solo esistesse, ma che stesse già circolando. E dato che in quei momenti intimi non era presente una terza persona, o il girato era il risultato di una sorta di trappola, oppure l'intera faccenda è nata come una specie di scherzo, preso tanto seriamente da costare la vita a un ragazzo.

Per spiegare il delitto Riccardo Salvagno tira ancora in ballo il presunto video compromettente che lo vedrebbe in compagnia di una transessuale, un filmato che era convinto fosse finito in mano a Sergiu Tarna. Il vigile ne ha discusso anche ieri, con il suo avvocato Guido Galletti, che l'ha incontrato nel carcere di Montorio, a Verona, in vista del prossimo interrogatorio. «Salvagno non ha mai detto di aver sparato, e il suo intento era solo quello di spaventare la vittima. Che dietro a tutto ci sia l'idea di questo video è confermato anche attraverso una serie di messaggi tra i due: non se ne parla esplicitamente, ma i riferimenti sono abbastanza chiari», ribadisce il legale. La ripresa sarebbe stata fatta nel contesto di uno spazio privato - ma non la casa del 40enne - dove quindi non avrebbe dovuto trovarsi nessun altro.