Undici banche centrali guidate dalla Bce, più la Banca dei regolamenti internazionali, si muovono a difesa del presidente della Fed Jerome Powell, sotto inchiesta da parte dei dipartimento di Giustizia Usa dopo mesi di attacchi da parte del presidente Donald Trump.
Una mobilitazione quasi inedita - simili iniziative congiunte si erano viste durante la pandemia o la grande crisi finanziaria - che dà la misura dei timori del gotha economico mondiale per l'impatto che Trump rischia di provocare sull'ordine economico mondiale: istituzioni la cui indipendenza dai governi è un caposaldo di economia liberale predicato per decenni proprio dal Washington Consensus americano.
"Affermiamo piena solidarietà per il presidente della Federal Reserve Jerome H. Powell - si legge in un comunicato congiunto pubblicato sul sito della Bce - l'indipendenza delle banche centrali è un caposaldo della stabilità dei prezzi, finanziaria ed economica nell'interesse dei cittadini.
E dunque è fondamentale preservare quell'indipendenza, nel pieno rispetto dello Stato di diritto e della responsabilità democratica". Si muove anche un pezzo grosso della finanza americana come il ceo di Jp Morgan Jamie Dimon: toccare l'indipendenza della Fed "avrà conseguenze avverse. Farà salire le attese d'inflazione e probabilmente anche i tassi nel corso del tempo". Prese di posizione rispetto alle quali Trump, dopo un tasso d'inflazione stabile al 2,7% a dicembre contro l'obiettivo Fed del 2%, ha fatto spallucce. "Grandi numeri sull'inflazione. Questo significa che Jerome 'Too Late' Powell dovrebbe tagliare i tassi significativamente. Se non lo farà continuerà a essere 'Too Late'", troppo in ritardo, ha scritto il tycoon sul suo social Truth.














