TORINO. I vertici delle principali banche centrali mondiali hanno rotto il silenzio per difendere l’indipendenza della politica monetaria statunitense. Nelle ultime ore hanno firmato un messaggio collettivo di solidarietà a Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, finito sotto indagine penale negli Stati Uniti. È un passaggio inedito, che segnala la portata dello scontro aperto con Donald Trump e le possibili ricadute sui mercati globali.

L’inchiesta, avviata dal Dipartimento di Giustizia, riguarda presunte dichiarazioni non veritiere rese al Congresso sui costi di un progetto di ristrutturazione della sede della Fed, saliti a 2,5 miliardi di dollari. Non ha precedenti nella storia americana un’azione giudiziaria contro il numero uno della banca centrale. Per questo l’iniziativa ha suscitato immediate reazioni internazionali e timori sulla tenuta dell’autonomia dell’istituzione.

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In un videomessaggio Powell ha respinto le accuse, parlando di «pretesti» e collocando l’indagine nel contesto delle pressioni politiche per ottenere tassi di interesse più bassi. La Fed, ha ribadito, decide «in base all’interesse pubblico, non alle preferenze del presidente». Trump ha replicato con toni sarcastici, sostenendo di non essere informato dell’inchiesta e criticando la gestione della banca centrale.