"Siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo".
È passata poco più di un'ora dall'atterraggio in Italia quando vengono diffuse le prime parole di Alberto Trentini, attraverso una dichiarazione letta dall'avvocata Alessandra Ballerini. Prima il cooperante, rientrato dopo 423 giorni di detenzione in Venezuela e uno da uomo libero in ambasciata a Caracas, ha potuto abbracciare sulla pista di Ciampino la madre Armanda Colusso, scesa ieri a Roma dal Lido di Venezia. La separazione è finita, per guarire le ferite ci vorrà tempo.
"Non si possono cancellare le sofferenze e questi interminabili 423 giorni - spiegano Trentini e la famiglia -. Da adesso in poi o abbiamo bisogno di vivere giornate serene e costruttive per tentare di cancellare i brutti ricordi e tentare di superare le sofferenze di questi 14 mesi". Sofferenze rispetto alle quali "la solidarietà dentro e fuori dal carcere è stata la nostra salvezza", sottolineano, rivolgendo un pensiero "a tutte le persone ancora detenute e alle loro famiglie. Che possano presto condividere la gioia della liberazione". Poi i Trentini lasciano Ciampino e Roma ed escono dai riflettori, ringraziando "tutte le persone che ci sono state vicine in tanti modi diversi, anche silenziosamente ma efficacemente" e chiedendo "di rispettare il nostro desiderio di stare un po' raccolti lontani dal clamore di queste giornate per affrontare con tranquillità ed entusiasmo il futuro di libertà che ci attende".Un futuro che passerà inevitabilmente anche per il Lido di Venezia, isola natale di Trentini, che da qui è partito per il mondo ormai vent'anni fa ma lasciando solide radici. Davanti a casa dei genitori poco si muove, è cambiato solo il vaso di fiori depositato ai piedi del portone: ciclamini ieri, primule oggi.












