Questa non si era mai sentita. Andare a 30 ti manda ai pazzi. Nell’eterno dibattito (no il dibattito no…) arriva la presa di posizione della Sima, Società italiana di medicina ambientale che spiega come "limiti di velocità in città possono incidere su stress e salute mentale".
La Sima, con un comunicato dal sapore di compromesso storico avverte: sì, i limiti bassi salvano vite, puliscono l'aria e zittiscono il rombo infernale del traffico, ma attenzione, potrebbero mandare in tilt la psiche degli automobilisti. Stress, salute mentale a repentaglio. Come se non bastasse il caro-benzina a farci venire l'ulcera.
La ricerca citata dall'Agenzia Europea dell'Ambiente è ineccepibile: meno velocità uguale meno CO2, ossidi di azoto e polveri sottili sputate dai diesel. Il traffico, quel mostro urbano, contribuisce al 23% dell'inquinamento cittadino, al 50% degli NOx e al 13% del particolato. E il rumore? Una piaga che si attenua, lasciando spazio al cinguettio degli uccelli o, più realisticamente, alle imprecazioni dei pedoni. Benefici "senza dubbio positivi", ammette il presidente Sima, Alessandro Miani.
Ma poi, con un colpo di teatro invoca "l'equilibrio": bilanciare mobilità, sicurezza e ambiente, per non stressare troppo chi passa ore al volante per lavoro. Come dire: salviamo il pianeta, ma con moderazione, non vorremo mica turbare l'anima sensibile del pendolare?






