Torna sotto la lente il caso dei 30 orari in città: l’annuncio dell’Assessore Eugenio Patanè di istituire una Zona 30 nel Centro Storico ha riacceso il dibattito, con il Movimento Diritti dei Pedoni in prima linea a difendere l’idea, armato di dati e buone intenzioni. E hanno: le Zone 30 salvano vite, riducono lo smog, rendono le città più umane. Ma a Roma, si sa, anche le idee migliori rischiano di affogare in un mare di pressappochismo e furbizie amministrative.

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Perché a Roma le Zone 30 già esistono, e sono le più estese d’Europa. Peccato che siano state piazzate più per avere uno “scudo” da cause legali che per convinzione. La trovata, eredità dell’era Raggi, è tanto semplice quanto cinica: metti un cartello di 30 km/h su una statale come la Salaria, dove le auto sfrecciano a 90 e voilà, il Comune si lava le mani. Se c’è un incidente, la colpa ricade sull’automobilista che “andava troppo forte”. E i gestori delle strade non possono più essere incriminati – in caso di incidente mortale – di omicidio stradale.

Il limite di 30 salva vite