Sulla Treccani non c’è e ci auguriamo che sia una svista. Oicofobia è infatti un neologismo del conservatore Roger Scruton, che lo ha coniato nel 2004. Sono già passati ventidue anni, più che una svista sembrerebbe un goffo tentativo di ignorare la verità. Che per il pensatore britannico è questa: chi soffre di oicofobia manifesta «avversione per la propria casa e il proprio retaggio». La parola greca oikos significa appunto casa e si allude con questo alla nazione di appartenenza, e se Scruton puntava la lente sul Regno Unito, ce n’è per tutti gli occidentali, come testimoniano ogni giorno i quotidiani e le più svariate dichiarazioni di una certa nomenklatura politica. Ma procediamo per ordine. L’inglese spiega che l’oicofobia è l’opposto della xenofobia e consiste nel ripudio dell’idea stessa di nazione. A chi scrive è accaduto di sentire connazionali proclamare che il popolo italiano non esiste perché abbiamo subito le invasioni barbariche e ogni volta ha provato un senso di smarrimento, per l’aggressione negazionista verso la straordinaria cultura materiale e immateriale che abbiamo saputo creare nei secoli. Per paradosso, gli oicofobici di solito sono lesti a manifestare per i supposti diritti di altri popoli, che in genere di invasioni ne hanno avute anche di più. Prendiamo i proPal, che agitano orgogliosi la bandiera di una nazione straniera, che peraltro al momento non esiste, gridando convinti «Palestina libera dal fiume al mare». Non è forse questa una rivendicazione etnica in piena regola?
Pro-Pal e pro-Mad, la strana malattia di chi nega se stesso | Libero Quotidiano.it
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