Accanto alla questione (tabù, tranne che per Libero e pochissime altre voci) del rapporto tra criminalità e immigrazione incontrollata, c’è l’altro grande tema rimosso, indicibile, anzi automaticamente esposto - per chiunque osi sollevarlo- all’accusa di “islamofobia”. Si tratta - inutile girarci intorno - del rischio dell’integralismo islamista a casa nostra. Parliamoci chiaro: se almeno per qualche mese in Medio Oriente si può sperare in uno spiraglio di tregua, nulla ci garantisce rispetto all’ipotesi di un’offensiva di tipo diverso nelle nostre città, nel cuore dell’Occidente. Per paradosso, dunque, ora si rischia più “qui” che “lì”, e sia gli strateghi del fondamentalismo sia i loro piccoli emuli in franchising, fino agli inafferrabili lupi solitari, possono darsi l’obiettivo di fare dell’Occidente il campo di svolgimento del secondo tempo della partita, visto che il primo tempoquello disputato in Medio Oriente - è stato nettamente perduto da Hamas.
Venendo a noi, le insidie sono multiformi. Finora l’Italia è stata risparmiata da grandi azioni terroristiche, ma lo stesso non si può dire per numerosi altri paesi europei: Spagna, Francia, Germania, Belgio, per citarne solo alcuni.






