Il nuovo cinema pro -Pal di Venezia offre uno spettacolo di infinita ignoranza e odio mascherato da «impegno civile». Il ritratto delle “primedonne” dell’Intifada da salotto - che ora si prendono a torte in faccia per aver sconfinato nella palude dell’antisemitismo - lo ha fatto Capezzone con la sua solita arguzia che coglie il cortocircuito dell’intellò.
Mentre “passavo” il pezzo di Daniele, mi è venuta in mente una lettura, un libro scritto nel 2013 da Boualem Sansal intitolato Gouverner au nom d’Allah, è una descrizione accurata dell’ideologia di morte dell’islamismo, il racconto della sua nascita come organizzazione che si nutre di fanatismo religioso e esercita un dominio totalitario, della sua diffusione in tutto il mondo, del declino della formula del socialismo arabo e dell’ascesa dei Fratelli Musulmani che parte dalle moschee e arriva ai vertici del potere, del pericolo chiaro e presente che l’Occidente sta allevando in casa, voltando la testa, chiudendo gli occhi, in una sciagurata rotta nichilista verso gli scogli acuminati dell’autodistruzione.
Ho sentito dibattiti allucinati dove si arriva a definire «il 7 ottobre una cazzata» e mi sono venuti i brividi, perché nonostante le immagini, le testimonianze, l’esposta aberrazione, la strage ripresa dalle telecamere GoPro dei terroristi e rilanciata sui social media, i balli e le grida di giubilo dei palestinesi a Gaza, gli stupri delle donne ebree e lo strangolamento dei bimbi (i fratellini Bibas, compagni, vi ricordano qualcosa?), la caccia all’ebreo perché ebreo, nonostante questo tsunami di orrore (ho visto le immagini mai diffuse in pubblico dal governo israeliano, cose che non si possono neppure immaginare), c’è chi sparge il seme del negazionismo.







