Il 65enne che ha aggredito la moglie con forbici e taglierino a Ventimiglia, costringendola a una fuga sul balcone finita con la caduta e il ricovero in ospedale in gravi condizioni, deve restare in carcere perché «potrebbe commettere altri delitti della stessa specie di quello per cui si procede».

Ma secondo il giudice per le indagini preliminari di Imperia Massimiliamo Botti, il comportamento dell’uomo non va configurato come tentato femminicidio, il reato approvato lo scorso dicembre, bensì tentato omicidio. Questo anche perché «l'indagato ha riferito agli operatori della polizia giudiziaria di aver aggredito la moglie poiché aveva scoperto che quest'ultima si prostituiva».

Dunque per il gip, come riporta la Stampa, «al momento non risulta in alcun modo che la lite da cui è scaturita l'aggressione fosse determinata dall'odio discriminatorio nei confronti della moglie o da un'ossessiva volontà di controllo o dominio».

E aggiunge sempre il giudice, nell’ordinanza che convalida l’arresto in carcere, «appare dubbio che l'esercizio della prostituzione da parte della vittima costituisca espressione di una libertà individuale, tenuto conto che in costanza del rapporto matrimoniale, i coniugi sono tenuti ad obblighi di rispetto e fedeltà reciproci».