Caro direttore, perché i ProPal, la Cgil, e compagnia varia non organizzano un viaggio in Iran per manifestare e protestare? Hanno paura perché sanno che appena mettono piede in quello stato vengono presi, incarcerati e anche uccisi. Ma tanto loro contro l'Iran non faranno cortei, perché chi contrasta il regime Iraniano è gente che non vale nulla (per loro), sono dei ribelli che combattono l'islam e i pasdaran a costo della propria vita.

Giuseppe De Battisti

Caro lettore, non sarà facile vedere una manifestazione organizzata dalla Cgil, dai Cobas o da altre associazioni che gravitano nella stessa area politica a sostegno dei giovani e delle donne iraniane che stanno manifestando, a rischio della propria vita, per chiedere di essere liberati dal giogo della teocrazia degli ayatollah e dei pasdaran.

Qualche dichiarazione di solidarietà arriverà, ma ben difficilmente ci saranno mobilitazioni, cortei, appelli grondanti indignazione. Del resto da parte della sinistra radicale non c'è mai stata nessuna iniziativa degna di nota neppure contro il regime liberticida di Maduro. Anzi Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, nei giorni scorsi, dopo il blitz americano che ha deposto il dittatore di Caracas, è riuscito nella straordinaria impresa di definire il regime bolivarista venezuelano un governo democraticamente eletto. Persino Susanna Camusso, la precedente leader della Cgil, si è sentita in dovere di dissociarsi da questa surreale (e diciamolo: ridicola e vergognosa) dichiarazione. Ma non c'è nulla da sorprendersi in questo tipo di atteggiamenti, in questo doppiopesismo ideologico che da un lato fa fatica a condannare senza se e senza ma le gesta dei terroristi di Hamas e dall'altro si dimostra timidissimo nel dare il proprio sostegno dei manifestanti di Teheran.