Martedì 13 gennaio i taxi si fermano ma a metà. Lo sciopero nazionale delle auto bianche, proclamato per 24 ore, parte con una frattura evidente dentro la categoria e con un fronte politico che prova a raffreddare lo scontro e a trovare un compromesso. Ma andiamo per ordine. A incrociare le braccia saranno 18 sigle sindacali e associative, da Ugl Taxi a Filt Cgil Taxi, da Usb Taxi a Fedartaxi Cisal, fino a realtà minori e territoriali. La protesta, spiegano, è contro l'ingresso sempre più aggressivo delle multinazionali nel settore e contro un vuoto regolatorio che dura dal 2019 con una riforma degli Ncc ancora al palo.

Nella piattaforma dello sciopero i tassisti ricordano che il “servizio taxi è un servizio pubblico regolato, con tariffe fissate dal Comune, controlli, obblighi di sicurezza e responsabilità precise verso l’utenza. Oggi - affermano - questo modello è messo in discussione dall’ingresso aggressivo di multinazionali private, che puntano a sostituire un servizio pubblico con piattaforme guidate da algoritmi e logiche di profitto”.

A Roma è previsto un presidio statico nei pressi di Piazza Montecitorio, dopo un corteo che partirà da Fiumicino e attraverserà il centro fino alla Bocca della verità.