Negli ultimi giorni Grok - il chatbot di xAI, una delle aziende di Elon Musk - è finito ancora una volta al centro di polemiche poiché alcuni utenti hanno iniziato a usarlo come un piccolo tribunale estetico, chiedendogli di intervenire sulle persone ritratte nelle foto con logiche di derisione (“metti un sacchetto di carta in testa alla più brutta”) o di selezione sociale (“cancella quella più carina”).
Questi esempi si inseriscono in un contesto più ampio e documentato, legato a richieste degradanti rivolte a Grok per manipolare il corpo delle donne.
Un prompt, un verdetto
Il punto è che strumenti come Grok rendono ancora più semplice e banale il “lavoro” degli hater: l’utente non deve più saper usare Photoshop, né assumersi il peso creativo della violenza simbolica; gli basta dare a un chatbot un’istruzione testuale.
E quando l’ordine è sessista, l’automazione lo rende più replicabile e virale, soprattutto su una piattaforma polarizzante, costruita per la diffusione istantanea e per l’incentivo all’engagement.











