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Ultimo aggiornamento: 7:45

di Manfredi Mori

L’impero statunitense abbandona l’approccio neocoloniale basato su seduzione culturale e investimenti che ha caratterizzato la sua azione esterna a partire dal secondo dopoguerra per abbracciare, per la prima volta nella sua storia, il colonialismo puro. Per trent’anni il “poliziotto del mondo” ha dominato il pianeta con la carota e con la spada, per quanto ci riguarda con la carota, anzi, più recentemente col cetriolo. Ma, vedendo come è andata agli altri, forse ci è andata bene così.

Le scampagnate criminali in Medioriente del nostro padrone (anche dette guerre di esportazione della democrazia) a cui noi europei abbiamo partecipato con inspiegabile entusiasmo sono state principalmente una scomposta dimostrazione di forza, di capacità di proiezione globale. Nonostante abbiano arricchito molti tycoon dell’industria delle armi non hanno ottenuto nessun beneficio strategico per gli Stati Uniti, anzi. La Brown University stima che il carnaio in Iraq e Afghanistan sia costato allo Zio Sam oltre otto trilioni di dollari: una cifra inimmaginabile. Senza contare l’imbarazzo del dover giustificare al mondo intero, ma specialmente a quello “libero”, le mani sporche del sangue di quasi 1 milione di persone e l’assenza totale di armi di distruzione di massa.