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I profili dei predecessori amati dal presidente americano potrebbero aiutare a decifrare l'agenda del secondo mandato del tycoon
Nei giorni in cui la politica estera muscolare di Donald Trump sembra raggiungere il suo punto massimo, almeno sino ad ora, tra gli esperti di storia degli Stati Uniti si riapre il dibattito su quale sia l'età dell'oro americana che l'attuale inquilino della Casa Bianca ha davvero in mente, e, di conseguenza, a quali tra i suoi predecessori il tycoon si sta ispirando. La discussione, solo in apparenza accademica ma con grandi risvolti concreti (ad esempio nell'anticipazione delle mosse di un leader mai così imprevedibile), è approdata sul Washington Post, il quale, partendo dallo slogan del movimento che ha portato alla vittoria il miliardario (Make America Great Again) si interroga su quando, per il businessman, l'America sia stata realmente grande.
Chiara la risposta fornita nel corso della sua prima campagna elettorale nel 2016 dall'allora candidato Trump: all'inizio del Novecento, durante l'espansione militare ed industriale, e, di nuovo, in concomitanza con la Seconda Guerra Mondiale. Gli eventi delle ultime ore, sostengono i giornalisti del quotidiano di proprietà di Jeff Bezos, mostrerebbero però come The Donald stia aggiornando, con i fatti, la sua precedente risposta retrodatando l'età d'oro degli States al periodo, lungo tutto l'Ottocento, caratterizzato dall'espansionismo americano.






