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Il tycoon: "Gestisco io la transizione". Sulla droga: "Nessun cartello Maduro"
Donald Trump torna a parlare del futuro politico del Venezuela e si intesta il comando del coinvolgimento Usa nel Paese latinoamericano. Il presidente ha identificato un gruppo di funzionari che aiuteranno a supervisionare l'impegno di Washington, dal segretario di Stato Marco Rubio al capo del Pentagono Pete Hegseth, "un team eterogeneo con competenze diverse, ognuno nel proprio campo", spiega. Ma alla domanda su chi in definitiva sia al comando, risponde senza esitazione: "Io". Secondo il suo consigliere Stephen Miller, il tycoon ha chiesto a Rubio "di guidare il processo di attuazione delle riforme economiche e politiche in Venezuela, sotto la sua stretta guida e direzione". Miller precisa che gli Usa ritengono di avere la piena, completa e totale cooperazione dal governo di Caracas, mentre The Donald riafferma che Washington "non è in guerra" con il Venezuela, ma "con chi vende droga, con chi svuota le proprie prigioni nel nostro Paese, con chi manda i tossicodipendenti e i malati di mente". E avverte che non ci sarà un voto nei prossimi 30 giorni: "Dobbiamo prima risanare lo Stato, riportarlo alla normalità. Ci vorrà del tempo, non si possono tenere elezioni, non c'è modo che la gente possa votare".






