Avrebbe dovuto essere espulso dall’Italia il 18enne tunisino fermato per l’aggressione di un funzionario ministeriale alla stazione Termini di Roma. Come avrebbe dovuto esserlo Marin Jelenic, il 36enne croato senza fissa dimora che ha accoltellato a morte il capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna. Mentre Giorgia Meloni accusa i magistrati di “mettere a repentaglio la sicurezza“ con le loro decisioni, gli ultimi casi di cronaca dimostrano come i soggetti responsabili (o presunti tali) di aggressioni nelle città fossero a piede libero per l’inerzia del governo. Sabato sera, vicino a Termini, un 57enne dipendente del ministero delle Imprese è stato accerchiato da sette-otto persone, picchiato violentemente e lasciato in una pozza di sangue: ricoverato al Policlinico Umberto I, è intubato in terapia intensiva in prognosi riservata. Per il pestaggio sono stati fermati in due, tra cui un 18enne egiziano con precedenti per rapina, ricettazione, porto di armi ed oggetti atti ad offendere, era irregolare e a inizio gennaio era stato colpito da provvedimento di espulsione ancora non eseguito. Poco dopo, sempre intorno a Termini, è stato aggredito anche un rider: anche in questo caso i fermati sono due, entrambi tunisini, uno con precedenti e l’altro irregolare.