Man mano che passavano i 180 minuti della conferenza stampa di inizio d’anno e la premier rispondeva alla quarantina di domande dei giornalisti parlamentari mi chiedevo già scetticamente se e quanto sarebbe durata una pausa nel solito assalto mediatico e politico a Giorgia Meloni per i suoi rapporti con l’informazione. Dalla quale è solitamente descritta in fuga, o quasi.
Non ho dovuto aspettare molto per avere conferma di quanto avessi sospettato.
Dalle parti di Repubblica, quella di carta naturalmente, dove già si lavora in stato di agitazione per la vendita del giornale non in edicola ma dal notaio, diciamo così, non è stata gradita neppure la Meloni “fluviale”, come è stata definita con una certa insofferenza. Fluviale e anche svogliata, costretta a parlare dalla “liturgia” degli incontri una volta di fine anno e ora di inizio fra il capo del governo di turno e la stampa. Un turno che sta durando da parecchio per la Meloni e che già per questo crea, diciamo così, problemi di approccio da parte non della premier ma dei suoi interlocutori, abituati generalmente in passato a chiedersi se a Palazzo Chigi si sarebbe potuto mangiare il panettone, o la successiva colomba pasquale.
La Meloni, per gusti e abitudini, ripeto, di cronisti, retroscenisti, analisti eccetera eccetera sta facendo scorpacciate di panettoni, pandoro, colombe e simili. Quando riuscirà a saziarsi?, si staranno chiedendo i nostalgici delle crisi che non facevano a tempo a chiudersi con i decreti e i bolli del Quirinale e già si avvertivano le correnti della successiva.








