Cosa ci sarà dietro l’assenza di Giorgia Meloni dalla scena, da ben tre giorni? Una parte della classe politica italiana ragiona così. È convinta che ogni evento che ha per protagonisti i vertici del governo sia spiegabile solo con verità nascoste, depistaggi, occultamenti. Una mentalità complottista che nelle forme più gravi si estende ai non-eventi: se non accade nulla – anzi, “se non ci raccontano nulla” – vuol dire che dietro c’è un segreto inconfessabile. Il risultato più probabile è una figura di quelle che un tempo non lontano si sarebbe detta “alla Toninelli”, prima che il modello grillino contagiasse il resto dell’opposizione.
La premier non appare in pubblico dalla sera di giovedì 4 settembre, quando ha incontrato a palazzo Chigi il presidente della Polonia, Karol Nawrocki. Da lei, nel weekend, si erano avute solo notizie in forma scritta. Nemmeno poche, peraltro. L’omaggio a Giorgio Armani pubblicato sul Corriere della Sera di sabato, la dichiarazione con cui ha espresso solidarietà agli uomini delle forze dell’ordine aggrediti a Milano dai leoncavallini, e il giorno seguente la condanna perla «ferocia» degli attacchi russi ai civili ucraini e le congratulazioni alle azzurre campionesse mondiali di pallavolo. Troppo poco, per i suoi avversari. Online c’è chi si chiede per quale motivo non sia andata al forum di Cernobbio (al quale non era attesa), o al Gran premio di Formula 1 di Monza o alla camera ardente di Armani: tutti appuntamenti di natura non istituzionale.








